Sacro Monte di Varese, vista sul lago
Sacro Monte di Varese, vista sul lago — foto: Phyrexian · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Il Campo dei Fiori è la montagna che chiude Varese a nord: un massiccio calcareo che supera i milleduecento metri e che dalla città si vede da quasi ogni punto. Dal 1984 è Parco Regionale, e la sua importanza non è solo paesaggistica — il sottosuolo è attraversato da un sistema carsico di grotte fra i più studiati d'Italia.

Come ci si arriva

La strada sale da Varese passando per il Sacro Monte e prosegue fino ai piazzali panoramici in quota: in auto sono circa trenta minuti dalla città. Chi preferisce camminare può salire a piedi dal Sacro Monte, allungando il percorso delle cappelle.

In quota si trovano il piazzale del Grand Hotel, oggi in stato di abbandono ma ancora riconoscibile come uno dei grandi edifici liberty della zona, e le strutture dell'osservatorio astronomico e del centro geofisico, attivi e gestiti da un'associazione locale.

I sentieri

La rete di sentieri è ampia e ben segnalata, con percorsi che vanno dalla passeggiata di mezz'ora fino agli anelli di più ore. Il tratto più frequentato porta alla Punta di Mezzo, poco sopra i milleduecento metri, da cui si abbraccia tutto l'arco dei laghi prealpini: il Lago di Varese in primo piano, il Maggiore, e nelle giornate limpide il Monte Rosa a occidente.

In autunno il bosco di faggi cambia colore e il parco è al suo momento migliore; in inverno i sentieri restano percorribili ma la neve e il ghiaccio richiedono attrezzatura adeguata.

Nota pratica: Il Parco Regionale del Campo dei Fiori pubblica mappe e stato dei sentieri sui propri canali ufficiali. Prima di partire, verificate percorribilità e chiusure temporanee: alcuni tratti possono essere interdetti dopo eventi meteorologici.
Sacro Monte di Varese, il panorama sulla pianura
Sacro Monte di Varese, il panorama sulla pianura — foto: Phyrexian · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Le grotte

Il sistema carsico del massiccio comprende cavità di grande sviluppo, alcune delle quali oggetto di ricerca speleologica continuativa. Non è terreno per improvvisazione: l'esplorazione richiede attrezzatura e accompagnamento di gruppi speleologici autorizzati.

Cosa portare

Scarpe da trekking o comunque con suola scolpita, acqua, e uno strato in più: in quota la temperatura scende sensibilmente rispetto alla città, e il vento sui crinali è costante. Nelle giornate di foschia il panorama si perde: se andate per la vista, scegliete una giornata limpida, tipicamente dopo un fronte di pioggia.

L'osservatorio e il Grand Hotel

In quota, oltre ai sentieri, ci sono due edifici che raccontano due epoche diverse. Il primo è il Grand Hotel Campo dei Fiori, costruito nei primi del Novecento su progetto di Giuseppe Sommaruga, uno dei nomi maggiori del liberty italiano: era l'albergo di montagna della borghesia milanese, con la funicolare che ci portava gli ospiti. Oggi è dismesso e non visitabile, ma la sua mole resta uno dei segni più riconoscibili del massiccio.

Il secondo è il complesso dell'osservatorio astronomico e del centro geofisico prealpino, questo invece attivo e gestito da un'associazione, con attività di divulgazione e serate di osservazione. Il calendario delle aperture è pubblicato sui canali dell'associazione e cambia nel corso dell'anno.

La fauna e il bosco

Il parco regionale protegge un ambiente che cambia con la quota: castagni e querce nella fascia bassa, faggi salendo, praterie e roccia affiorante in cima. È zona di passaggio per l'avifauna migratoria, e il massiccio è uno dei punti di osservazione dei rapaci in migrazione più frequentati della Lombardia.

Per chi cammina, questo significa una cosa pratica: il bosco cambia carattere ogni due o trecento metri di dislivello, e un sentiero che parte in castagneto arriva in faggeta. In autunno la differenza di colore fra le fasce è visibile anche dalla città.

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