Il Sacro Monte di Varese è patrimonio dell'Umanità UNESCO dal 2003, insieme agli altri Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia. Sulla carta è un percorso devozionale seicentesco; nella pratica è una salita di due chilometri lungo il fianco del Campo dei Fiori, con quattordici architetture diverse disseminate lungo il cammino e un borgo medievale in cima.
Come nasce
Il progetto parte nel 1604, in pieno clima della Controriforma, quando i Sacri Monti diventano un modo per portare la devozione fuori dalle chiese e dentro il paesaggio. La via viene tracciata lungo il pendio che sale a Santa Maria del Monte, e ogni cappella viene dedicata a uno dei Misteri del Rosario.
La cosa notevole è che nessuna cappella assomiglia alle altre: sono edifici a sé, con piante e alzati diversi, progettati per non annoiare chi sale. All'interno, gruppi di statue a grandezza naturale in terracotta e affreschi seicenteschi raccontano la scena, e le si guarda attraverso grate e finestre che fanno parte del progetto originale.
La salita, in concreto
Si parte dalla località Prima Cappella, a Sant'Ambrogio Olona. La via è acciottolata, larga, con un dislivello di circa trecento metri distribuiti su due chilometri: non è una gita in montagna, ma non è nemmeno una passeggiata in piano. Contate un'ora di cammino costante, di più se vi fermate a guardare dentro ogni cappella — e conviene farlo.
Il fondo in ciottoli è la vera variabile: con le scarpe sbagliate diventa faticoso, e con il passeggino è impegnativo. Nelle giornate calde la parte iniziale è la più esposta; più si sale, più il bosco copre.
Cosa c'è in cima
Il borgo di Santa Maria del Monte è un nucleo di case in pietra che si stringono attorno al santuario, con vicoli stretti e scalinate. Oltre alla chiesa ci sono il Museo Baroffio, con le raccolte d'arte legate al santuario, e la Casa Museo Pogliaghi, la dimora dello scultore che realizzò la porta centrale del Duomo di Milano, rimasta arredata come lui la lasciò.
Il terrazzo panoramico è il premio finale: nelle giornate limpide si vedono il Lago di Varese, gli altri laghi prealpini e la pianura che si stende fino all'orizzonte.
Quando andare
La primavera e l'autunno sono le stagioni migliori: temperature giuste per la salita e aria più pulita per il panorama. In estate conviene partire presto, prima che il caldo si faccia sentire. In inverno il percorso resta praticabile, ma con ghiaccio o neve l'acciottolato diventa pericoloso.
Gli orari del santuario e dei musei cambiano con la stagione e con le funzioni religiose: controllate i canali ufficiali prima di organizzare la giornata.
Cosa c'è dentro le cappelle
È la parte che chi sale di fretta si perde. Ogni cappella contiene una scena costruita con gruppi di statue a grandezza naturale, in terracotta dipinta, disposte come in un teatro fisso e integrate con gli affreschi delle pareti. Non sono decorazioni: sono l'intero motivo per cui il percorso è stato costruito.
Le si guarda attraverso grate e finestre, che fanno parte del progetto originale seicentesco: servivano a proteggere le opere e insieme a inquadrare la scena come un quadro. Il risultato, oggi, è che ogni sosta è un piccolo esercizio di osservazione. Fermarsi davvero davanti a cinque o sei cappelle rende più che sbirciarne quattordici in fila.
Il borgo e i musei in cima
Santa Maria del Monte non è solo il punto di arrivo: è un borgo abitato, con case in pietra, vicoli stretti e scalinate. La Casa Museo Pogliaghi merita una menzione a parte — è la casa dello scultore Lodovico Pogliaghi, autore della porta centrale del Duomo di Milano, rimasta arredata con le sue collezioni come lui la lasciò. Il Museo Baroffio raccoglie invece l'arte legata al santuario.
Entrambi hanno orari stagionali e giorni di chiusura propri, diversi da quelli del santuario. Se contate di visitarli, verificate prima: salire fin lassù e trovare chiuso è una delusione evitabile.
A venti minuti dal Sacro Monte
Da Bigattera Apartments si arriva al Prima Cappella in una ventina di minuti d'auto. Rientro comodo: appartamento indipendente e cucina per la cena.